Il tumore del testicolo è una neoplasia relativamente rara, rappresentando solo l'1-1,5% delle neoplasie maschili. È tuttavia il tumore più frequente tra i giovani adulti (età tra i 15 e i 35 anni). Nell'1-2% dei casi è bilaterale. I fattori di rischio principali sono il criptorchidismo (presenza alla nascita di uno o entrambi i testicoli al di fuori del sacco scrotale), la sindrome di Klinefelter, la familiarità per neoplasia del testicolo, un precedente tumore testicolare e l'infertilità.
Esistono diverse forme istologiche, con significativa prevalenza (95%) dei tumori a cellule germinali (derivanti dalla popolazione di cellule dei tubuli seminiferi preposte alla riproduzione) rispetto ai tumori di origine stromale (derivanti dalla restante popolazione cellulare del testicolo). I tumori germinali vengono ulteriormente suddivisi in seminomatosi e non seminomatosi, classificazione istologica di grande importanza in termini terapeutici. I tumori a cellule germinali presentano un'ottima risposta ai trattamenti multimodali (chirurgia, chemioterapia, radioterapia), con tassi di cura che variano dal 99% al 50% a seconda dello stadio di malattia.
Nella maggior parte dei casi il tumore si manifesta con la comparsa di un nodulo duro e indolente a carico di un testicolo. In un numero limitato di casi (10%) può manifestarsi con sintomi legati alle metastasi; solo nel 5% dei casi si associa a ginecomastia (sviluppo della mammella nell'uomo). L'autopalpazione periodica dei testicoli è pertanto raccomandata a tutti i ragazzi fin dall'adolescenza ed è fondamentale per una diagnosi precoce.
La visita urologica e l'esecuzione di un'ecografia scrotale consentono di effettuare una corretta diagnosi differenziale con altre patologie benigne dello scroto. La diagnosi istologica si ottiene dall'esame del testicolo dopo l'intervento di orchifunicolectomia, che permette anche di ottenere la stadiazione locale del tumore.
Altri esami utili all'inquadramento diagnostico sono il dosaggio dei marcatori tumorali (α-fetoproteina, β-HCG e LDH), da eseguire prima e dopo l'intervento di orchifunicolectomia, e la TC dell'addome e del torace con e senza mezzo di contrasto, che consente di valutare l'eventuale coinvolgimento di organi a distanza. A tale scopo, in alcuni casi è indicata anche la risonanza magnetica dell'encefalo.
Il trattamento chirurgico del tumore del testicolo prevede l'orchifunicolectomia con accesso inguinale, che consiste nell'asportazione del testicolo affetto, del funicolo spermatico e dei suoi annessi attraverso un'incisione inguinale di pochi centimetri. Questo intervento ha scopo diagnostico — in quanto consente la caratterizzazione istologica del tumore e la sua stadiazione locale — e, in alcuni casi, anche terapeutico. Durante lo stesso intervento è possibile inserire una protesi testicolare per preservare l'anatomia dello scroto a fini esclusivamente estetici.
Prima dell'intervento o dei trattamenti successivi, è raccomandata la crioconservazione del liquido seminale presso una banca del seme, al fine di preservare la fertilità futura del paziente.
In casi molto selezionati è possibile eseguire l'asportazione della sola massa tumorale con preservazione del tessuto testicolare sano; tuttavia, questa tecnica si associa a un elevato rischio di recidiva locale e quindi non è generalmente consigliata.
In alcuni casi, dopo l'orchifunicolectomia è indicata la linfoadenectomia retroperitoneale, un intervento di chirurgia maggiore che consiste nella rimozione dei pacchetti linfonodali retroperitoneali situati in prossimità dell'aorta, della vena cava, dei reni e degli ureteri. Le stazioni linfonodali da rimuovere dipendono dal lato del tumore testicolare originario (destro o sinistro) e dal riscontro radiologico preoperatorio. L'intervento può essere eseguito con tecnica open, laparoscopica o robotica. L'indicazione viene solitamente valutata nell'ambito di un team multidisciplinare.
Dopo l'orchifunicolectomia, a seconda delle caratteristiche della malattia (istotipo, stadio e marcatori tumorali), possono essere indicate terapie aggiuntive come la chemioterapia, la radioterapia e/o la linfoadenectomia retroperitoneale.
Dopo il trattamento è importante mantenere controlli regolari con esami clinici, dosaggio dei marcatori tumorali e imaging radiologico, per verificare l'assenza di recidive. La durata e l'intensità del follow-up vengono modulate in base alle caratteristiche della malattia.