Il tumore del rene rappresenta circa il 2-3% di tutte le neoplasie. Il carcinoma a cellule chiare (RCC) è il sottotipo più frequente, rappresentando circa il 70% dei casi. Esistono altri sottotipi, ciascuno con specifiche caratteristiche istopatologiche e prognostiche. È importante sottolineare che circa il 15% delle neoformazioni renali asportate risulta essere benigno. L'incidenza è maggiore negli uomini, con un picco tra i 60 e i 70 anni. I fattori di rischio comprendono il fumo, l'obesità, l’ipertensione arteriosa, l'esposizione professionale a sostanze tossiche e la predisposizione genetica. La sopravvivenza a 5 anni è circa dell'80%, ma varia sensibilmente a seconda dello stadio di presentazione.
La triade sintomatologica classica (dolore al fianco, sangue nelle urine e massa addominale palpabile) è oggi molto rara, in quanto il tumore renale viene spesso diagnosticato incidentalmente, in assenza di sintomi, nel corso di esami (ad es. ecografia, TC o risonanza magnetica) eseguiti per altri motivi. Nel 30% dei pazienti sintomatici è possibile riscontrare una sindrome paraneoplastica, che può manifestarsi ad esempio con cachessia, ipertensione, perdita di peso, febbre, anemia, alterazione della funzione epatica o ipercalcemia.
L'esame di prima scelta per lo studio di una neoformazione renale è la TC dell'addome con e senza mezzo di contrasto, che fornisce informazioni sull'anatomia renale, sull'estensione e sulla posizione del tumore, sull'eventuale interessamento dei vasi renali, sul coinvolgimento dei linfonodi e sullo stato degli organi adiacenti. Nei pazienti che non possono sottoporsi a TC, è possibile ricorrere alla risonanza magnetica (RM) con e senza mezzo di contrasto.
Sia la RM che l'ecografia con mezzo di contrasto possono essere utilizzate come tecniche complementari alla TC per una migliore caratterizzazione delle neoformazioni renali.
In alcuni casi è indicata l'esecuzione di TC del torace e RM dell'encefalo per valutare l'eventuale coinvolgimento di organi a distanza.
In casi selezionati — lesioni dubbie con caratteristiche atipiche e/o qualora si valuti un trattamento ablativo o un protocollo di sorveglianza attiva — può essere indicata una biopsia percutanea della neoformazione per ottenere una diagnosi istologica.
La nefrectomia parziale, che consiste nell'asportazione della sola porzione del rene interessata dal tumore, rappresenta la prima scelta per il trattamento dei tumori renali di dimensioni non eccessive. Questo approccio consente di preservare il parenchima sano del rene, senza compromettere in modo significativo la funzionalità renale globale. Per tumori di dimensioni considerevoli (>7 cm), in posizioni anatomiche sfavorevoli e/o che infiltrano le strutture circostanti (ad es. i vasi renali), è solitamente indicata la nefrectomia radicale, che consiste nell'asportazione totale del rene coinvolto dalla neoformazione.
La chirurgia robotica rappresenta oggi l'approccio di scelta per questi interventi. Rispetto alla tecnica open e a quella laparoscopica, consente una migliore visione e una maggiore precisione di movimento, permettendo al chirurgo di apprezzare i più piccoli dettagli anatomici ed eseguire l'intervento con un'accuratezza significativamente superiore. Questi vantaggi si traducono in migliori risultati funzionali (minori perdite ematiche, minor dolore post-operatorio, degenza ridotta) rispetto alle altre tecniche chirurgiche, mantenendo risultati oncologici comparabili.
Dopo l’intervento, in base al risultato dell'esame istologico del pezzo operatorio, può rendersi necessaria un’immunoterapia e/o una terapia a bersaglio molecolare (target therapy) postoperatoria (adiuvante), volta a ridurre il rischio di recidiva della malattia.
Anche il paziente affetto da tumore renale avanzato o metastatico può beneficiare del trattamento chirurgico quando questo si inserisce in un approccio multidisciplinare: la rimozione del tumore principale (debulking) migliora infatti la risposta ai nuovi trattamenti anti-angiogenetici e all'immunoterapia.
Nei pazienti con tumore in fase molto precoce è possibile adottare un protocollo di sorveglianza attiva, che consiste nell'eseguire esami di imaging (TC o RM) periodici, al fine di identificare tempestivamente un'eventuale progressione della malattia e intervenire con una terapia definitiva nei tempi opportuni.
Pazienti altamente selezionati, con lesioni di piccole dimensioni o non candidabili alla chirurgia, possono essere trattati con tecniche ablative percutanee come la crioterapia, l'ablazione con radiofrequenza o con microonde. Queste tecniche si associano a minori rischi perioperatori rispetto alla nefrectomia (minori perdite ematiche, minor dolore post-operatorio, degenza ridotta, minori complicanze), al costo tuttavia di un maggior rischio di recidiva locale.
Nei pazienti con tumore renale metastatico, il cardine terapeutico è rappresentato dall'immunoterapia e/o dalla terapia a bersaglio molecolare (target therapy), la cui gestione è affidata all'oncologo. In alcuni casi selezionati, questi pazienti possono beneficiare di un approccio multidisciplinare che include anche la chirurgia per l'asportazione del tumore principale (debulking).
Dopo il trattamento è importante mantenere controlli regolari con esami radiologici e di laboratorio, per verificare la funzionalità renale ed escludere eventuali recidive. La durata e l'intensità del follow-up vengono modulate in base alle caratteristiche della malattia.