Francesco Pellegrino Urologo
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Patologie

L'Ipertrofia Prostatica Benigna

L'ipertrofia prostatica benigna consiste in una proliferazione benigna delle cellule che costituiscono l'epitelio ghiandolare e il tessuto fibromuscolare della prostata, determinando una compressione dell'uretra allo sbocco della vescica e ostacolando lo svuotamento vescicale.

Non è una patologia oncologica e non vi è rischio di progressione maligna
Sono disponibili diverse opzioni terapeutiche, sia farmacologiche che chirurgiche, permettendo di scegliere quella più adatta alle caratteristiche e alle esigenze individuali
Nella maggior parte dei casi può essere gestita con la sola terapia farmacologica
La presenza di ipertrofia prostatica benigna non esclude la contemporanea presenza di un tumore della prostata
È una malattia progressiva: con il passare del tempo la sintomatologia tende ad aggravarsi
La terapia farmacologica può migliorare i sintomi ma non è curativa: l'effetto sui sintomi viene meno in caso di interruzione del trattamento

L'Ipertrofia Prostatica Benigna: dalla Diagnosi al Trattamento

Epidemiologia e Fattori di Rischio

L’ipertrofia prostatica benigna è estremamente comune e la sua prevalenza aumenta con l'età. Colpisce circa il 50% degli uomini a 50 anni, fino al 90% degli uomini di età superiore agli 80 anni. Altri fattori che possono influire sull'insorgenza di questa patologia sono la predisposizione genetica, i fattori ambientali e la dieta.

Presentazione Clinica e Diagnosi

I sintomi dell'ipertrofia prostatica benigna sono definiti LUTS (Lower Urinary Tract Symptoms) e si dividono in sintomi della fase di riempimento e sintomi della fase di svuotamento. I sintomi della fase di riempimento comprendono: necessità di urinare frequentemente (pollachiuria), necessità di svegliarsi una o più volte durante la notte per urinare (nicturia), bisogno improvviso e impellente di urinare difficile da trattenere (urgenza minzionale) e incontinenza urinaria. I sintomi della fase di svuotamento comprendono: difficoltà o ritardo nell'avviare il flusso urinario nonostante lo stimolo (esitazione iniziale), flusso urinario ridotto (ipoflusso), sgocciolamento terminale, sensazione di svuotamento vescicale incompleto dopo la minzione e necessità di urinare nuovamente a breve distanza di tempo (minzione in due tempi). Questi sintomi possono influenzare negativamente la qualità di vita degli uomini affetti da ipertrofia prostatica. La malattia è progressiva: con il passare del tempo, all'ingrossamento progressivo della ghiandola corrisponde un aggravarsi della sintomatologia.

L'inquadramento diagnostico comincia con l'anamnesi, la visita e la valutazione dei sintomi. A tale scopo esistono questionari validati come l'IPSS (International Prostate Symptom Score), che consentono di quantificare numericamente la gravità dei sintomi attraverso poche domande. Sono inoltre necessari esami strumentali e di laboratorio, tra cui: esami ematochimici comprendenti la creatinina (per valutare la funzionalità renale) e il dosaggio del PSA (se il paziente è in età per lo screening del tumore della prostata), esame delle urine completo, ecografia dell'apparato urinario con valutazione del residuo post-minzionale (quantità di urina che rimane in vescica dopo la minzione) e uroflussometria (esame che consente di oggettivare l'entità e la velocità del flusso urinario).

Ulteriori esami che possono essere richiesti a completamento del quadro diagnostico sono: il diario minzionale (utile a registrare le abitudini urinarie e l'assunzione di liquidi), l'esame urodinamico (fornisce informazioni sull'entità e la velocità del flusso urinario, sulla funzione vescicale e su altri parametri utili a quantificare la sintomatologia), la uretrocistoscopia (permette di visualizzare il basso apparato urinario) e l'ecografia prostatica transrettale (TRUS solitamente indicata prima di un intervento chirurgico per l'ipertrofia prostatica, in quanto consente una precisa valutazione delle dimensioni e della morfologia della prostata).

Trattamento Conservativo

La scelta del trattamento per l'ipertrofia prostatica va effettuata sulla base delle caratteristiche del paziente, della gravità dei sintomi, dell'impatto di questi sulla qualità di vita e del rapporto rischio/beneficio di ciascuna opzione terapeutica.

Le opzioni conservative variano dalla vigile attesa alle modifiche dello stile di vita, fino ai trattamenti farmacologici.

In alcuni casi è sufficiente adottare accorgimenti comportamentali, come una corretta assunzione di liquidi e l'evitare cibi e bevande che possano esacerbare la sintomatologia.

I farmaci utilizzati più frequentemente sono: gli alfa-litici (alfuzosina, silodosina, tamsulosina), gli inibitori della 5α-reduttasi (dutasteride, finasteride) e i fitoterapici (Serenoa repens). Altri farmaci impiegati in questo contesto sono gli antimuscarinici (solifenacina, fesoterodina), i β3-agonisti (mirabegron) e gli inibitori della fosfodiesterasi 5 (tadalafil). Tutti questi farmaci presentano possibili effetti collaterali, che devono essere discussi con il paziente prima di iniziare la terapia e che possono orientare la scelta verso un farmaco piuttosto che un altro, a seguito di un'attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio. I farmaci possono essere somministrati in monoterapia o in combinazione.

La terapia farmacologica può essere sufficiente a controllare i sintomi in molti pazienti; tuttavia, altri pazienti necessiteranno di un intervento chirurgico.

Trattamento Chirurgico

Qualora la terapia conservativa non sia sufficiente a controllare i sintomi e/o nel caso in cui il paziente non possa o non voglia assumere farmaci, si ricorre all'opzione chirurgica. Sono disponibili diverse tecniche e la scelta varia in base alle caratteristiche del paziente, alle dimensioni della prostata e al rapporto rischio/beneficio di ciascun trattamento.

L'intervento di prima scelta per l'ipertrofia prostatica benigna è la resezione transuretrale della prostata (TURP), che consiste nell'asportazione dell'adenoma prostatico (la parte centrale della prostata) mediante un'ansa elettrificata. In caso di prostata di dimensioni significative o di elevato rischio di sanguinamento, possono essere preferibili altri interventi endoscopici, come l'enucleazione dell'adenoma prostatico con laser a olmio (HoLEP) o le tecniche di vaporizzazione prostatica. Per prostate molto voluminose, possono essere indicati interventi più invasivi, come la prostatectomia semplice con tecnica robotica (RASP – Robot-Assisted Simple Prostatectomy) o open (ATV – adenomectomia prostatica transvescicale).

Negli ultimi anni stanno emergendo numerose tecniche minimamente invasive, definite MIST (Minimally Invasive Surgical Therapies). La classificazione di ciò che rientra nei MIST varia da studio a studio; in generale, si tratta di tecniche chirurgiche che si associano a minori effetti collaterali rispetto agli interventi classici, in particolare riguardo alla funzione eiaculatoria (che viene frequentemente compromessa dopo gli interventi tradizionali), al costo però di un'efficacia solitamente inferiore, soprattutto a lungo termine. Tra i MIST si annoverano, a seconda delle classificazioni: Rezum (WVTT – Water Vapour Thermal Therapy), prostatic urethral lift (PUL), temporary implantable nitinol device (iTIND), Aquablation ed embolizzazione prostatica (PAE).

Ciascuna di queste tecniche chirurgiche presenta vantaggi e svantaggi specifici in termini di efficacia, effetti collaterali e risultati a lungo termine, che devono essere attentamente valutati insieme all'urologo di riferimento per individuare l'opzione più adatta alle caratteristiche e alle esigenze del singolo paziente.

Follow-up

Con il trattamento appropriato, la maggior parte dei pazienti raggiunge un significativo miglioramento dei sintomi urinari. La prognosi è generalmente favorevole e consente il ritorno a una normale qualità di vita. Dopo il trattamento, sono necessari controlli periodici comprendenti esami ematici, uroflussometria ed ecografia dell'apparato urinario, al fine di verificare il mantenimento dei benefici nel tempo.