L'agobiopsia prostatica consiste nel prelievo di piccoli campioni di ghiandola prostatica (detti frustoli) da sottoporre ad analisi istologica.
È attualmente l'unico esame che consente di ottenere una diagnosi certa di tumore prostatico e quindi rappresenta solitamente l'ultimo passaggio dell'iter diagnostico.
L'esame consiste nel prelevare dei campioni di tessuto prostatico tramite un ago che, attraverso il retto o la cute, raggiunge la prostata. I campioni ottenuti vengono poi esaminati istologicamente per identificare eventuali alterazioni riconducibili a un tumore della prostata. Questo esame è solitamente eseguito in anestesia locale in regime ambulatoriale (senza ricovero). In alcuni casi selezionati, è invece preferibile eseguirlo in narcosi e/o in regime di ricovero (day-hospital o ospedaliero per osservazione).
La biopsia prostatica può essere eseguita con due tecniche: Random e RM-guidata. Nella biopsia random si eseguono dei prelievi bioptici distribuiti su tutta la ghiandola prostatica seguendo degli schemi prestabiliti. Il numero dei prelievi eseguiti varia da paziente a paziente, ad esempio in base al volume della prostata (mediamente vengono eseguiti 12-14 prelievi). Durante l'esame la prostata viene visualizzata dall'operatore grazie all'ausilio di una sonda ecografica trans-rettale.
Se il paziente ha eseguito una risonanza magnetica (RM) che mostra un'area sospetta, alle biopsie random si aggiungono biopsie RM-guidate, ovvero a livello dell'area segnalata alla risonanza (2-4 prelievi aggiuntivi per ciascuna area sospetta). Le biopsie con tecnica RM-guidata possono essere eseguite sia con metodica Cognitive, nella quale l'operatore, prendendo visione delle immagini RM, direziona alcuni prelievi nell'area corrispondente alla lesione segnalata alla RM, sia con metodica Fusion, nella quale l'operatore si avvale di un software in grado di fondere insieme le immagini RM con le immagini ecografiche ottenute in tempo reale durante la procedura e quindi esegue dei prelievi mirati nell'area sospetta, sia in bore, in cui la biopsia viene eseguita sotto guida RM diretta. Secondo la letteratura non vi sono differenze significative nell'accuratezza diagnostica delle diverse metodiche per le biopsie RM-guidate. Le biopsie RM-guidate risultano invece essere più accurate delle biopsie random, motivo per cui nell'iter diagnostico del tumore della prostata è solitamente eseguita una risonanza magnetica, salvo alcuni casi. La risonanza magnetica in questo contesto ha anche lo scopo di identificare i pazienti da candidare alla biopsia prostatica, in quanto una risonanza magnetica negativa può evitare la biopsia, salvo alcuni casi in cui il sospetto di tumore resta alto per la presenza di altri fattori di rischio (ad es. PSA, esplorazione rettale, PSA Density).
Le agobiopsie prostatiche, eseguite sia con tecnica Random che con tecnica RM-guidata, possono essere effettuate con due approcci:
- Per via trans-rettale: consiste nell'esecuzione di prelievi per mezzo di un ago che raggiunge la prostata attraverso il retto. Si utilizza una sonda ecografica introdotta attraverso il retto per visualizzare la ghiandola prostatica.
- Per via trans-perineale: in questo caso i prelievi vengono eseguiti attraverso il perineo (spazio anatomico delimitato dallo scroto, superiormente, e dall'ano, inferiormente). Anche con questo approccio si utilizza una sonda ecografica introdotta attraverso il retto per visualizzare la ghiandola prostatica; a differenza dell'approccio precedente, però, l'ago utilizzato per ottenere i prelievi viene introdotto attraverso la cute.
I due approcci hanno mostrato accuratezza comparabile; tuttavia, le biopsie per via trans-rettale si associano a un maggior rischio infettivo e di sanguinamento.
La biopsia prostatica rappresenta l'unica indagine che permette di ottenere la diagnosi di tumore della prostata. È indicata nei casi in cui, sulla base della visita, della storia clinica e dei reperti di altri esami diagnostici (PSA ematico, risonanza magnetica della prostata e/o TC-PET con PSMA), vi sia un significativo sospetto di tumore prostatico. La biopsia, oltre all'identificazione delle lesioni neoplastiche, può riconoscere alcune alterazioni che precedono lo sviluppo del carcinoma prostatico, come la neoplasia prostatica intraepiteliale ad alto grado (HGPIN) o la proliferazione microacinare atipica (ASAP), che suggeriscono uno stretto monitoraggio del paziente nel tempo.
Oltre che nella diagnosi del tumore alla prostata, questo esame può essere utilizzato anche per monitorare un tumore già noto (come nei pazienti affetti da tumore prostatico in Sorveglianza Attiva) o per diagnosticare una recidiva locale di tumore dopo un trattamento radicale (radioterapia).
La biopsia prostatica è un esame invasivo e non esente da rischi. Tra le complicanze più comuni si segnalano:
- disuria: bruciore o fastidio durante e dopo la minzione, solitamente transitorio ma che può durare anche un mese;
- dolore pelvico, solitamente transitorio ma che può essere intenso e persistente;
- presenza di sangue nelle urine (ematuria), nel liquido seminale (ematospermia) o perdite ematiche dal retto (rettorragia), generalmente lievi e autolimitanti, ma che possono durare anche un mese;
- infezioni delle vie urinarie e, in rari casi, sistemiche con febbre;
- ritenzione urinaria acuta, ovvero incapacità di urinare spontaneamente, con necessità di posizionare un catetere vescicale che solitamente viene rimosso nell'arco di qualche giorno;
- reazioni allergiche all'anestetico locale, evento raro.
In caso di procedura eseguita in narcosi, si aggiungono i rischi generici legati all'anestesia.
Le indicazioni sulla preparazione possono variare da tecnica a tecnica e da centro a centro. Eventuali indicazioni specifiche verranno fornite dal centro presso cui si esegue l'esame. È solitamente richiesta l'esecuzione di un clistere la sera prima della procedura. È spesso consigliata l'esecuzione di esami ematochimici (come emocromo e profilo della coagulazione), esame delle urine completo e urinocoltura nei giorni precedenti all'esame. Può essere consigliata l'esecuzione di un tampone rettale, solitamente in caso di biopsie per via trans-rettale.
In alcuni casi particolari può essere eseguita in narcosi; in questo caso è richiesto il digiuno da solidi e liquidi nelle ore precedenti all'esame (solitamente si consiglia dalla mezzanotte della sera prima dell'esame).
Può essere richiesta una profilassi antibiotica.
L'utilizzo di farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti piastrinici va sospeso o continuato a seconda delle indicazioni fornite dal proprio medico curante. In caso di biopsie RM-guidate è sempre utile recare con sé il CD della risonanza magnetica il giorno dell'esame.
Dopo la biopsia è consigliabile:
- bere abbondanti liquidi nelle ore successive all'esame;
- attendersi la possibilità di un lieve bruciore minzionale e/o di tracce di sangue nelle urine, nel liquido seminale e nelle feci, fenomeni generalmente destinati a risolversi spontaneamente;
- evitare rapporti, sforzi fisici intensi e l'uso di biciclette, motocicli e sport da sella nelle settimane successive all'esame.
Può essere prescritta una terapia antibiotica profilattica dopo la procedura.
Se l'esame è stato eseguito in narcosi, è necessario essere accompagnati e non guidare, non utilizzare macchinari e non assumere decisioni impegnative nelle ore successive alla procedura, oltre a osservare un periodo di digiuno secondo le indicazioni fornite dal personale sanitario.